Nasce la Superlega e muore il nostro calcio

Molto più di un boato ieri notte a farci entrare nell’incubo: nasce la Superlega.
Un colpo duro, inaspettato, che abbandona l’idea di calcio con la quale siamo cresciuti. È la sconfitta di uno sport che, ormai, è un continuo gioco di interessi, di marketing. Non c’è più spazio alle emozioni, diciamo addio alla meritocrazia e alle favole che nascevano con essa. Il sistema con il quale vengono scelte le squadre comprende, infatti, fatturato e bacino di utenza dei tifosi nel mondo.
12 club fondatori, tra cui Juventus, Milan e Inter. Ben 10 miliardi da dover ripartire tra loro. 15 partecipanti fissi e 5 club ad invito, per un totale di 20 che comporterà la nascita di due gironi da 10 squadre con successiva fase a eliminazione diretta. Dovrebbe trattarsi di partite infrasettimanali con regolare partecipazione ai campionati nazionali per i club militanti nella nuova competizione. Il debutto dovrebbe esserci ad agosto 2021.
Ma, attenzione: il tutto può essere compromesso con la causa intentata da FIFA e UEFA di circa 60 miliardi. Vige con essa l’idea che i giocatori coinvolti potrebbero vedersi fuori dalle convocazioni nazionali con l’esclusione delle squadre dai propri campionati e coppe nazionali.
Una vera e propria “guerra dei ricchi”, con noi, tifosi, vittime di un disastro epocale. Rischiamo di ritrovarci con campionati senza più storia, senza radici. Addio alle emozioni della Champions League e alle favole di piccole realtà che, per esclusione, non potremo più vedere nell’élite del calcio mondiale. Nel peggior dei casi, addio anche al sogno di un bambino di vestire, onorare e difendere la maglia della propria Nazionale.
158 anni dopo hanno ucciso, in nome del denaro, uno sport, hanno ucciso il calcio che, ormai, non ci appartiene più.

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